21 piatti e cibi più famosi della Toscana

Vuoi conoscere i migliori 21 piatti toscani? Sono i più famosi ed anche i più ricercati. Ventuno delizie a cui non puoi fare a meno se vuoi scoprire le vere tradizioni della Toscana.

Quali piatti/cibi devo assolutamente provare in Toscana?

Questo articolo vuole proprio rispondere a questa domanda, offrendo un’idea, anzi 21 idee da buongustaio. Piatti e cibi toscani prelibati, assolutamente da provare almeno una volta nella vita.

toscana-castagnaccio-con-ricotta
21 prodotti tipici più famosi della toscana

Ne potremmo elencare altri 21 e forse più, quindi nessuno ce ne voglia per la scelta. La Toscana è piena di prodotti tipici, tutti unici e significativi. Ogni angolo della Toscana ha sorprese gastronomiche.

Inoltre, se la Toscana è da sempre vista come la patria della carne (vedi salumi e bistecca fiorentina) vi mostrerò come in realtà questa stupenda terra è piena di golose sorprese vegetariane e vegane.

1. Crostini toscani

Antipasto, carne di pollo

I crostini toscani sono l’antipasto più famoso della Toscana. Semplici ma buonissimi: pane toscano scialbo e salsa di fegatini di pollo. Una tipica ricetta di origine contadina, chiamati anche “crostini neri” tutt’oggi vengono preparati in tutta la Toscana, con numerose varianti. La preparazione prevede l’uso dei soli fegatini di pollo (qualcuno ci aggiunge cuori di pollo e milza di vitello).

crostini di fegatini

Base di soffritto, i fegatini vengono puliti e sgrassati poi macinati e buttati in padella a rosolare. L’elemento aggiuntivo, il segreto di un gusto unico viene dato dal vino aggiunto per sfumare: alcuni ci aggiungono Vin Santo, altri Vino rosso Chianti Classico, altri usano Brandy o Cognac. La tradizione prevede che la salsa venga spalmata su pane duro (di 3-4 giorni) bagnato nel brodo, ma rimane un’usanza ahimè solo casalinga. Il gusto dei crostini classici non sa eccessivamente di fegato. Se vi capita un gusto molto forte e acuto saprete che i fegatini non sono stati sgrassati e/o puliti adeguatamente, questo comporta il rilascio di un sentore lievemente amaro.

2. Pappardelle al sugo di cinghiale

Primo, carne di cinghiale

Le pappardelle al cinghiale sono uno dei primi piatti più gustosi e ricercati della tradizione toscana. La preparazione del sugo è molto lunga perché inizia mettendo a spurgare per una notte intera la polpa di cinghiale (in modo da far rilasciare i sentori acri selvatici).

pappardelle al sugo di cinghiale

La mattina, la polpa viene messa a marinare nel vino rosso (Chianti Classico o toscano) con sedano, carota, cipolla, aglio, bacche di ginepro e grani di pepe. Viene tagliata in piccoli pezzi e messa a cuocere in una pentola su una base di soffritto. Le pappardelle (pasta) sono ovviamente un ingrediente importante, e devono essere cotte al dente.

E’ molto famosa anche la versione delle Pappardelle o Tagliatelle al “sugo di lepre”.

3. Pappa al pomodoro

Primo, vegano

Un piatto gustosissimo fatto dagli ingredienti più semplici del mondo: pane, pomodoro, olio extravergine di oliva, aglio e basilico. Nasce dalla cucina povera contadina e come molti altri piatti poveri si basa su ingredienti facilmente reperibili nelle case dei contadini toscani di una volta (pane, olio, verdure).

Pappa al Pomodoro

In alcune ricette viene aggiunto anche del peperoncino per rendere il piatto più sfizioso. Assolutamente da provare! Non è possibile rendersi conto della bontà finché non lo si prova!

4. Ribollita

Primo, vegano

La Ribollita è uno dei piatti invernali più popolari in Toscana. Una zuppa che sembra essere nata per il perfetto vegano : ) un mix di diversi tipi di cavolo, fagioli, cipolla, carote.

Ribollita, zuppa di verdure e pane

Il nome “ribollita” deriva dal fatto che un tempo venivano preparate grandi quantità di questa zuppa, soprattutto il venerdì (giorno di digiuno di carne) che quindi veniva fatta ribollire nei giorni seguenti, per più volte. Viene preparata in inverno perché l’ingrediente principale, il cavolo nero cresce solo nei mesi invernali.

5. Panzanella

Primo, vegano

La Panzanella la potremmo definire la versione estiva della “minestra di pane e verdure”. Ingredienti: pane raffermo toscano, pomodori, cetrioli, insalata, cipolla rossa, basilico, olio extravergine di oliva, aceto di vino rosso, sale.

Panzanella toscana

Un piatto facile da preparare, molto gustoso, da mangiare freddo nelle caldi giornate da giugno ad agosto (una volta preparato si mette in frigorifero per almeno 1 ora, tirandolo fuori 10 minuti prima di servire). Questo piatto fu menzionato anche da Boccaccio, originario di Certaldo, a metà del XIV secolo e da Bronzino, famoso pittore rinascimentale fiorentino, che scrisse una poesia per celebrarlo.

6. Gnudi o malfatti

Primo, vegetariano

Gli Gnudi sono il nome fiorentino con cui si indica un delizioso primo piatto tipico della tradizione regionale toscana, che consiste in deliziose palline di ricotta e spinaci (classico ripieno dei ravioli). A Firenze vengono infatti chiamati “gnudi” perché “nudi” ovvero privi della sfoglia esterna di pasta che circonda il ripieno nei ravioli.

Gnudi ricotta e spinaci

Nella provincia di Siena vengono chiamati “malfatti” ed in altre zone anche “strozzapreti toscani”. Sono un piatto semplice, sano e nutriente. La preparazione è facile, basta solo avere l’accortezza di usare una ricotta asciutta e spinaci ben strizzati, in modo che l’impasto non risulti troppo molle. Per ottenere delle palline omogenee si prende il composto con un cucchiaino, si rilascia su un tagliere in cui avevamo messo un velo di farina 00, dopodiché ci si aiuta con i palmi delle mani per dare la forma desiderata.

7. Cacciucco

Piatto unico, pesce

Il cacciucco è un piatto a base di pesce tipico della cucina marinara toscana. Ne esistono diverse varianti ma le più conosciute sono quelle “alla livornese” e “alla viareggina”. Si tratta di una zuppa di pesce povero, con anche crostacei e molluschi, in genere polpi, seppie, cicale, scorfani, con l’aggiunta di salsa di pomodoro e vino. Oggi vengono aggiunte spesso cozze, vongole e altri tipi di pesce.

Cacciucco alla livornese

Non è molto semplice da cucinare perché i vari tipi di pesce vengono messi a cuocere con tempi diversi. Una volta cotta, la zuppa viene impiattata in una scodella in cui è stato precedentemente riposto del pane abbrustolito (e agliato). Il cacciucco si assapora meglio non troppo caldo, quando il pane si è imbevuto completamente della zuppa.

8. Testaroli

Primo, vegano

I Testaroli sono un tipo di pasta di antica origine, diffusa già ai tempi di Roma imperiale. Sono diventati nel corso dei secoli un piatto tipico della Lunigiana (area nord ovest della Toscana). Ancora oggi vengono realizzati con gli stessi ingredienti di un tempo: farina, acqua e sale.

Testaroli al pesto di basilico

Il termine “Testaroli” deriva dalla parola “testo” che rappresenta il contenitore in ghisa (un tempo in argilla) con il quale avviene la prima fase di cottura. Sono a base di farina di grano (ma anticamente erano fatti col farro). Una volta preparati si presentano come dei dischi di pasta porosa sottile che viene poi tagliata in pezzetti, creando la pasta, da far cuocere per poi essere condita con il tipico “pesto di basilico” derivante dalla vicina Liguria.

I Testaroli possono essere conditi anche con altri sughi: ai funghi, al formaggio grana, alla ricotta, ecc. La loro porosità consente di assorbire i condimenti molto più delle normali paste, ed il loro spessore li rende assai più gustosi al palato. Assolutamente da provare! Anche se sono difficili da trovare fuori dalla Lunigiana.

9. Bistecca alla fiorentina

Secondo, carne di manzo

C’è chi la chiama “la regina della cucina toscana”, in effetti è tra i piatti più famosi, chiamata anche semplicemente “fiorentina”… e di questo ne vanno fieri tutti i fiorentini ovviamente. Se ordini una vera “fiorentina” aspettati: una bistecca di 3-4 cm di spessore, cotta al sangue (è inutile che tu chieda “cotta bene” perché non sarà mai cotta completamente come per qualsiasi altro tipo di carne, e questo è un bene, anzi, un elemento che la contraddistingue). Appena cinque minuti per lato, c’è chi la mette a cuocere anche di lato (visto lo spessore).

Bistecca

Usualmente viene condita con sale grosso e pepe mentre cuoce ed un filo d’olio extravergine di oliva a crudo, appena viene impiattata.

10. Rosticciana

Secondo, carne di maiale

La rosticciana chiamata anche rostinciana, è un piatto tipico della cucina toscana che prevede la cottura alla brace delle costine di maiale. La vera rosticciana è un pezzo unico, che deve essere cotto intero, solo dopo la cottura vengono separate le singole costolette.

Rosticciana di maiale

La ricetta è molto semplice, prende una striscia di costolette di maiale, conditele con un pizzico di sale e pepe. Una volta che la brace è molto calda, poggiatele sulla griglia e lasciate cuocere per circa 20-25 minuti, girandola più volte e, volendo, spennellandola 2-3 volte con olio di oliva utilizzando un rametto di rosmarino come pennello.

11. Prosciutto toscano e salame toscano

Salumi, carne

Prosciutto e salame, due dei salumi più famosi della Toscana, in tutto il mondo. Erano alla base dell’alimentazione di contadini e nobili di un tempo e lo sono rimasti ancor oggi, anche se in una forma un po’ diversa: spesso come antipasto o imbottitura di panini.

Prosciutto toscano DOP

Il Prosciutto Toscano è più salato dell’altrettanto famoso Prosciutto di Parma, perché stagionato coprendolo di sale e pepe. E’ diventato un prodotto DOP, cioè di origine protetta. Le modalità di macellazione del maiale e il trattamento della sua carne hanno origini antiche in Toscana (1600-1700), sotto il governo mediceo si crearono le prime leggi espressamente volte a regolamentare e proteggere il processo di produzione del prosciutto toscano. La stagionatura deve essere di almeno 12 mesi, dopodiché il prodotto viene controllato e se idoneo viene marchiato a fuoco con il logo “DOP”.

Salame toscano

Il Salame toscano viene prodotto in diverse dimensioni e lunghezze ma hanno tutti un comun denominatore: la parte grassa viene macinata in grandi pezzi. Si tratta di un insaccato dal gusto delicato e saporito. La parte magra viene ricavata dalle cosce e dalle spalle del maiale, mentre la parte grassa viene ricavata dalla schiena. La parte magra viene tritata e lasciata riposare per circa 3 giorni a 0 gradi, poi successivamente unita ai cubetti di grasso, il tutto viene successivamente insaporito con sale, pepe e aromi naturali. L’insaccatura avviene in budella naturali e la stagionatura dura circa 5 mesi e deve avvenire in appositi locali, con una temperatura che varia tra i 10 e i 12 gradi.

12. Finocchiona “sbriciolona”

Salume, carne di maiale

La finocchiona è un insaccato tipico toscano preparato con carne di maiale macinata, aromatizzata con semi di finocchio e bagnata con vino rosso. La sua origine risale probabilmente al tardo medioevo, sembra che Niccolò Machiavelli amasse particolarmente questo salume e che alcuni passi di sue lettere lo testimoniano.

Finocchiona sbriciolona toscana

La “finocchiona” viene prodotta in diverse parti della Toscana fino anche al Lazio, ma non è la vera ed autentica “sbriciolona” che può essere degustata solo se visitate la zona del Chianti Classico (in cui tutt’oggi i macellai la producono secondo la ricetta tradizionale.

Si chiama sbriciolona perché si sbriciola facilmente mentra la si taglia. E’ il suo tratto distintivo, ed è infatti prodotta e stagionata con particolare dovizia in modo da renderla sempre morbida e delicatissima al palato, quasi soffice. E’ particolarmente diffusa nella zona di Firenze, ed infatti la sua paternità viene rivendicata da due Comuni fiorentini: Campi Bisenzio e Greve in Chianti.

13. Soprassata

Salume, carne di maiale

La soprassata è un salume originario della Toscana, viene prodotto con gli scarti più poveri del maiale, soprattutto della testa (lingua, guancia, parti cartilaginose) e la coda, il tutto amalgamato con le cotenne (parti più grasse del maiale). L’impasto viene aromatizzato con spezie varie, ma ciò che la rende unica è l’aggiunta di alcuni ingredienti, quali: scorza di limone o di arancio prezzemolo. Salume ideale come antipasto, ma è molto apprezzata come ripieno di schiacciate e panini.

Soprassata di maiale

Nel periodo primaverile è senz’altro da provare l’insalata di soprassata, in cui verdure crude (finocchi, carote, sedano) formano un gradevole accompagnamento a fette sottili di questo salume.

E’ un salume diffuso un po’ in tutto il territorio italiano con alcune varianti, per questo è conosciuta con i nomi di “soppressata”“soppressa”“coppa di testa”.

14. Lardo di Colonnata

Salume, lardo di maiale

Il Lardo di Colonnata prende il nome del famoso luogo situato tra le montagne delle Alpi Apuane a pochi chilometri da Carrara, patria del lardo ma anche del marmo più famoso al mondo.

Lardo di Colonnata

È un salume IGP, cioè di indicazione geografica protetta, prodotto con lardo di maiale ma a differenza di altri lardi viene stagionato in conche di marmo di Carrara strofinate con aglio, ponendo strati alternati di pepe, cannella, chiodi di garofano, coriandolo, salvia e rosmarino. Questa stagionatura, che dura tra i 6 e i 10 mesi, dona al lardo una sua particolarità organolettica unica. Ottimo come antipasto, tagliato finemente e messo su fette di pane toscano caldo (abbrustolito). In alcune varianti è l’ingrediente principale su crostini che includono verdure e legumi (es. cavolo nero, fagioli) o in abbinamenti più audaci viene abbinato anche a pesce e crostacei.

15. Pecorino toscano

Formaggio, latte di pecora

Il pecorino toscano (DOP) è un formaggio italiano a denominazione di origine protetta. È ottenuto da latte intero esclusivamente di pecora (100% latte ovino). A seconda della zona di produzione, cambiano i tempi di stagionatura, le modalità e con essi cambia molto il gusto. Si passa dal pecorino fresco (di poche settimane) con un gusto delicato e dolce, ad un pecorino semi-stagionato (3-4 mesi) con pasta bianca e semi-dura, ad un più impegnativo pecorino stagionato (7-10 mesi) con pasta giallognola e dura, dal sapore deciso che viene abitualmente abbinato a miele e mostarde di frutta o peperoni.

Pecorino toscano DOP

Esistono molte varianti di pecorino toscano, tutte quante molto gustose, quali: pecorino con peperoncino, pecorino al pepe nero, pecorino stagionato in foglie di noce, pecorino stagionato nella crusca, ecc.

La produzione del pecorino ha origini antichissime, probabilmente etrusche. Plinio il Vecchio, nella sua monumentale Naturalis historia, accenna in alcuni passi alla produzione del Pecorino in Toscana. Un tempo era chiamato cacio marzolino perché la sua produzione iniziava nel mese di marzo (quando le pecore tornavano a mangiare erba fresca dopo mesi di fieno del periodo invernale, e il formaggio era molto più gustoso e profumato).

16. Lampredotto

Secondo, carne di vitello

Il lampredotto è l’ingrediente principe del panino tradizionale fiorentino. Se visitate Firenze nei mesi autunnali ed invernali non potete farvi mancare un gustoso panino col lampredotto. E’ tutt’oggi parte della cultura fiorentina grazie alla presenza in città di diversi chioschi “lampredottai” (cioè venditori di lampredotto).

Panino con il lampredotto

Questo cibo, è in realtà l’abomaso (uno dei quattro stomaci dei bovini). A molte persone più far senso pensare di mangiare lo stomaco del bovino, ma provandolo vi accorgerete che ha un sapore delicato. Ideale per chi già ama mangiare la trippa. Viene bollito per ore in acqua insieme a pomodoro, cipolla, prezzemolo e sedano e può essere mangiato come secondo piatto o appunto nel panino insieme all’immancabile salsa verde tipica salsa di prezzemolo.

17. Torta co’ bischeri

Dolce

La torta co’ bischeri è una ricetta originaria di Pisa, è composta da una pasta frolla e da un ripieno molto ricco a base di cioccolata, riso bollito, uvetta, uova, pinoli, frutta candita, noce moscata e liquore. La forma è tonda ma con dei caratteristici ripiegamenti, chiamati appunto i bischeri (pasta frolla ripiegata sul margine esterno della torta).

Torta coi bischeri

La torta è originaria del paesino di Pontasserchio, vicino Pisa e veniva preparata per i pellegrini che accorrevano ogni anno a venerare il SS. Crocifisso del Miracolo (immagine del 1200 che si trova dentro la Chiesa di San Michele Arcangelo a Pontasserchio). Oggi questa torta ha un marchio registrato e un proprio disciplinare. La trovate principalmente nella provincia di Pisa e zone limitrofe.

18. Cantuccini con le mandorle

Dolce

I cantuccini o cantucci, chiamati anche biscotti di Prato, sono uno dei maggiori vanti dolciari della Toscana. Sono veri bis-cotti (ovvero cotti due volte) ottenuti cuocendo il filoncino di impasto, toglierlo dal forno e tagliarlo a fette per creare tanti biscotti per poi rinfornare il tutto per far cuocere ogni lato dei biscotti singoli. Il nome deriva da “canto”, cioè angolo, o da “cantellus”, in latino pezzo o fetta di pane.

Cantuccini di Prato con Vin Santo

Versioni diverse dei cantuccini esistono anche in Lazio e Umbria col nome di “tozzetti” e vengono preparati con nocciole o altra frutta secca al posto delle mandorle.

L’impasto è composto da farina, zucchero, uova, mandorle e olio di oliva (lo zucchero può essere sostituito con del miele). Le mandorle non vengono né tostate né spellate. I cantuccini vengono gustati tradizionalmente con un’altra specialità toscana: il Vin Santo (vino liquoroso).

19. Castagnaccio

Dolce

Il castagnaccio è un piatto tipicamente autunnale che si ottiene facendo cuocere nel forno un impasto di farina di castagne, acqua, olio extravergine di oliva, pinoli (in alcune ricette vengono aggiunti anche uvetta, noci, scorza di arancia o frutta secca). Il castagnaccio a Firenze viene anche chiamato “migliaccio”.

Castagnaccio toscano

Nella zona di Firenze, Siena e Chianti la ricetta tradizionale prevede l’aggiunta di un ingrediente che rende il castagnaccio ancora più gustoso ed unico nel suo legame con la terra toscana: il rosmarino.

Esistono altre ricette toscane di dolci fatti con farina di castagne: una torta molto sottile (diffusa in Lunigiana) chiamata patona o castignà, mentre a Lucca la torta è più spessa e viene chiamata torta di neccio, mentre a Livorno è chiamata toppone.

20. Brigidini di Lamporecchio

Dolce

I brigidini sono dei dolci tipici di Lamporecchio, comune in provincia di Pistoia. Sono delle cialde color giallo ocra dalla superficie ricurva, di circa 2 millimetri di spessore (sembrano delle grandi ostie gialle). Sono molto friabili ed hanno circa 6-7 centimetri di diametro.

Brigidini di Lamporecchio

Gli ingredienti della pasta usata per crearli sono: zucchero, farina, uova ed essenza di anice (nelle ricette casalinghe vengono usati anche i semi). E’ proprio l’anice a donare ai brigidini un sapore unico, molto particolare che si sposa perfettamente con l’uovo cotto. L’origine del nome deriva dalle monache brigidine del convento di Pistoia devote a Santa Brigida che, inventarono questi particolari biscotti verso la metà del XVI secolo.

Si vendono in pacchetti, sono reperibili in tantissime fiere e sagre della Toscana, venduto da ambulanti che li preparano sul momento grazie all’apposito macchinario automatizzato (tramite pistoni ad  aria compressa la pasta viene premuta su formelle di alluminio roventi, con inciso il disegno che viene stampato sulla cialda). Una volta raffreddati e induriti vengono poi confezionati nei tipici sacchetti trasparenti dalla forma stretta e allungata.

21. Panforte di Siena

Dolce

Il panforte è un tipico dolce di Siena, prodotto una volta solo nel periodo natalizio. Ha origini molto antiche, le prime testimonianze scritte risalgono all’anno 1000 d.C., a quel tempo veniva chiamato Pane NatalizioPane Aromatico o Pan Pepatus (perché completamente coperto di spezie e pepe macinato).

Panforte pepato - Panpepato di Siena

Il nome Panforte, sembra derivi dal gusto “forte” del dolce stesso. Un tempo la frutta veniva seccata al sole per poi essere impastata, ma molte volte accadeva che non fosse del tutto secca e tale decomposizione portasse ad un sentore acidulo di tutto l’impasto, trasformando il Pane Aromatico in un dolce-acre. E’ certo infatti che l’uso in abbondanza di spezie e pepe sia stato necessario per il mantenimento del dolce per lunghi periodi.

La preparazione era demandata agli speziali e ai farmacisti, ed era un dolce destinato esclusivamente ai nobili, ai ricchi ed al Clero. Il dolce era molto costoso perché conteneva di fatto tutti prodotti all’epoca non facili da reperire: arancia, cedro, melone, mandorle, droghe, spezie.

Panforte Margherita, di Siena

Con il passare dei secoli la ricetta del Panpepato non subì particolari modifiche fino al 1879, anno in cui la regina Margherita andò in visita alla città di Siena. Per l’occasione, uno speziale preparò un panforte senza la concia di melone e con una copertura di zucchero vanigliato anziché di pepe nero, rendendolo più dolce e delicato al gusto. I senesi lo offrirono alla regina come “Panforte Margherita”, nome più che azzeccato tanto che è rimasto invariato fino ad oggi, che si rivela il più noto e commercializzato di tutti i tipi di panforte.

6 pensieri su “21 piatti e cibi più famosi della Toscana

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